Accademia dei giorni straordinari, l’entusiasmo dei ragazzi per la lezione di vita del comandante Pagliaro
- Data
«Se noi impariamo a rispettare gli altri, abbiamo vinto la sfida del futuro». Una lezione di vita, quella del comandante provinciale dei carabinieri Andrea Pagliaro ai ragazzi della Fondazione Accademia dei giorni straordinari, presieduta da Paolo Barilla. Un’ora e mezza che si è trasformata in un confronto formativo, che dovrebbe essere replicato per tutti gli adolescenti di oggi, purtroppo sempre più bombardati da messaggi negativi e da un mondo che li vuole sulla cattiva strada.
I ragazzi della Fondazione Accademia dei giorni straordinari, invece, possono dirsi fortunati, per far parte di un progetto didattico educativo, in collaborazione con l’Università e che favorisce la crescita e l’inclusione culturale e sociale: «Nella sede, accogliamo 100 ragazzi dalla quinta elementare alla terza media – ha spiegato Elio Volta, coordinatore della Fondazione -. Si tratta di un aiuto alle famiglie: cerchiamo di essere di supporto sia per le attività sportive, legate a Giocampus, ma anche per lo studio e per i compiti, con progetti laboratoriali di arte e teatro. Una specie di dopo scuola, in accordo con l’Ufficio scolastico provinciale, lavoriamo con gli istituti comprensivi Salvo D’Acquisto, Ferrari e Montebello. E periodicamente, i ragazzi hanno anche la possibilità di incontrare dei personaggi». Grazie a una «didattica», per nulla frontale, il comandante Pagliaro è riuscito a parlare ai giovani su temi importanti, catturando la loro attenzione: «Sono molto felice di questo pomeriggio con il colonnello Pagliaro – ha rimarcato Paolo Barilla – per la sua disponibilità e per la sua capacità di relazionarsi ai ragazzi su quei principi che guidano i cittadini a un futuro migliore. Ringrazio il comandante, perché nei nostri ragazzi ha suscitato entusiasmo».
Così è stato: «Non vi interrogo, state tranquilli – ha attaccato Pagliaro, nella «casa» del Campus universitario -. Per il mio lavoro ho viaggiato tanto. Non avete mai pensato alla ricchezza di vivere in un Paese dove c’è la pace? In Iraq dormivo vestito e sapete perché? Alla notte c’erano le bombe e dovevo sempre essere pronto a scappare nei rifugi. La pace va difesa, tutti dobbiamo difenderla». Libertà, uguaglianza, giustizia e solidarietà: «Il mio compito è quello di aiutare gli altri – ha proseguito Pagliaro -. E questo è il valore più bello. Tutti noi abbiamo un telefonino e siamo sui social, ma quando c’è un problema quasi nessuno ne parla: condividere i problemi è invece necessario, per non rimanere soli. Parlare dei propri problemi non è una debolezza. Bisogna avere la forza di combattere i momenti difficili ed essere fieri delle nostre insicurezze e delle diversità». Tante le mani alzate: un fiume di domande curiose e intelligenti. Ragazzi che hanno partecipato all’incontro con protagonismo, affrontando argomenti «adulti», ma vicini alla loro sensibilità. Per esempio: «Come si interpreta un errore? «C’è stato un tempo in cui cercavo il criminale più pericoloso della storia d’Italia – ha ricordato il comandante -. La mafia è un’organizzazione criminale che mette paura alle persone per trarne vantaggio e guadagnare su traffici illeciti. E finalmente, quando ero a Trapani, ho fatto parte del team che ha arrestato il capo mafia Matteo Messina Denaro. Ma in 30 anni abbiamo fallito l’arresto tante volte: questo per dirvi che con l’impegno e la perseveranza gli errori si superano. Tutti sbagliamo». Mafia e gang: Pagliaro non ha tralasciato nemmeno il fenomeno del bullismo e ne ha fatto un «Bullizzometro» con i consigli per i ragazzi. «Queste gang accerchiano i coetanei per sottometterli ed è un reato gravissimo – ha sottolineato -. Bulli che per sentirsi grandi fanno pure i filmati per mandarli in rete. Bulli che magari presi da soli tornano ad essere bravi ragazzi, ma che nel branco non ragionano più. E il nostro compito è portare gli altri sulla strada giusta». Dal veleno della droga ai pericoli di internet: «Se in rete vi contatta uno sconosciuto non dovete dare informazioni: non sapete chi c’è dall’altra parte. E non mandate mai foto, perché ci sono persone malate in rete, per cui non cliccate mai su link sconosciuti. Su internet tutto è tracciato e dovete fare attenzione. Ma se studiate vi potete difendervi anche dalle insidie del web. E se siete in pericolo chiamate il 112: ricordatevi che le istituzioni esistono per aiutarvi». Il «salto» ai videogiochi è breve e molti di quelli in circolazione confondono la giustizia con la vendetta, l’amore con la violenza, il rispetto con l’aggressività: «Sono pieni di messaggi negativi – ha insistito Pagliaro -. Non perdete tempo sui videogiochi», che sempre più allontanano i giovani dall’importanza di seguire le regole per vivere pacificamente, trasformando i criminali in eroi. E un ragazzo alza ancora la mano: «Ma perché hai fatto il comandante?». «Fare il comandante è una responsabilità, perché bisogna mettere i propri uomini nella condizione di agire al meglio – ha risposto Pagliaro -: occorre essere un esempio. Non ho paura, perché dietro ho una famiglia e la forza dello Stato. Faccio il carabiniere perché sono innamorato dell’Italia. Tutti dobbiamo essere innamorati dell’Italia e dobbiamo lavorare per il bene della comunità».